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5th Nov 2013 | by: Francesca Tamberlani

Sono diventata giornalista professionista 3 anni fa. Una soddisfazione immensa. Quando ho stretto fra le mani l’agognato tesserino, gongolavo dalla gioia. Finalmente il giusto riconoscimento dopo anni di gavetta e sacrifici… Lavoravo da diverso tempo per un noto mensile di interior design e per il mio futuro immaginavo tranquilli avanzamenti di carriera e scatti di anzianità. E invece oggi scrivo per Palestra Writers, studio web writing, seguo corsi di SEO, apro blog e twitto come una pazza.
Sembra passata un’era geologica dalla mia “precedente” vita. Ben poco di quello che ho appreso negli anni del praticantato giornalistico, lavorando a fianco di colleghi più anziani, girando per l’Italia a raccogliere informazioni e contributi, mi torna utile per questa nuova attività di web writing.

Dal giornalismo al web writing: perché?

Svanita, per colpa della crisi, la possibilità di ottenere un posto fisso in redazione e di mettere le mani sul mitico contrattone FIEG-FNSIsono diventata un ibrido. Sì, lo ammetto, tengo il piede in due staffe. Da un lato guardo indietro, continuando a bussare alla porta di editori e redazioni vecchio stampo, cercando di far valere la mia esperienza e la mia formazione specifica, dall’altro guardo avanti, alla rete, alle competenze necessarie per guadagnare con la scrittura per il web. E mi rendo sempre più conto che i due pianeti, quello giornalistico e quello del web writing, viaggiano su due orbite parallele.

Il vero, indiscutibile, punto di contatto è la scrittura. Saper scrivere correttamente, sia dal punto di vista grammaticale che ortografico, è un requisito indispensabile per entrambe le professioni. Ovviamente.

Il mio interesse per la scrittura web è nato prima di tutto per necessità, quando ho preso coscienza di un dato di fatto drammatico: in Italia c’è un giornalista ogni 526 abitanti, contro 1/1.778 in Francia e 1/5.333 negli Stati Uniti. Siamo tanti, troppi, sfruttati, sempre meno contrattualizzati. Se credete che stia esagerando, vi consiglio di leggere questo approfondito articolo sullo stato del giornalismo in Italia.

Saper scrivere bene per il web, gestire in maniera efficace i contenuti di siti, blog e socialnetwork, significa invece stare al passo coi tempi, adeguarsi alle richieste del mercato e comunicare con le nuove generazioni. Significa anche, mi auguro, avere degli sbocchi professionali in più.

Conciliare le due attività è possibile? Sì, purché si rispecchino le caratteristiche di ciascun contesto e non si mescolino le carte in tavola.

Quando si scrive un articolo giornalistico tradizionale, bisogna:

  1. riportare i fatti
  2. evitare il sentito dire, andare alle fonti della notizia e assicurarsi che siano attendibili
  3. citare le fonti
  4. descrivere i fatti ricordando sempre la regola anglosassone dell 5 w (who – what – when – where – why)
  5. privilegiare la sintesi, eliminando le informazioni irrilevanti e non essenziali
  6. scrivere per farsi capire dal lettore, non per dimostrare di essere bravi
  7. curare la forma in modo che il lettore non si addormenti leggendo il pezzo
  8. cercare sempre di essere obiettivi, equi nel dar voce alle varie “campane”
  9. rispettare le persone, la loro dignità e il loro diritto alla riservatezza
  10. non fare pubblicità

Quando si scrive professionalmente un post, bisogna:

  1. conoscere e applicare le tecniche di web marketing
  2. sapere come ottenere un buon posizionamento sui motori di ricerca
  3. curare la formattazione del testo
  4. fornire informazioni utili e pertinenti
  5. creare un rapporto di fiducia, diretto e schietto col lettore
  6. aggiornare spesso i contenuti
  7. utilizzare i social network e condividere le informazioni
  8. essere originali
  9.  invogliare i lettori al commento e alla condivisione
  10. aggiungere link, immagini, video e contenuti extra ogni volta che è possibile

Riducendo il discorso all’osso, si potrebbe dire che al giornalista tradizionale non è richiesta alcuna competenza di marketing o digitale. Non deve vendere nulla e non ha a che fare con Internet. Non è pagato per attrarre nuovi clienti o aumentare le vendite di un qualsivoglia prodotto o servizio. In un certo senso la sua scrittura è più libera. E scrivere è la sua unica preoccupazione.

Il blogger di professione, d’altra parte, è condizionato da parole chiave, tag, motori di ricerca, visualizzazioni, link, video, ecc., e la sua scrittura deve tener conto di tutto ciò.  In un certo senso è meno libero. Scrivere è una delle sue tante preoccupazioni. Ma c’è un MA. Ha in mano uno strumento potentissimo che gli consente di costruire una relazione più forte e diretta col suo lettore, di interagire con lui e di crescere grazie a lui. 

Il blog del giornalista

Poi è chiaro che se un giornalista o un blogger di professione decide di aprire un blog personale, allora non ha bisogno di seguire nessuna regola di SEO o di web marketing. Non sta cercando di attrarre clienti e non vuole vendere nulla. In quello spazio virtuale vuole solo dire la sua, nello stile che preferisce, quando gli pare e se gli pare. Libertà assoluta.

Un po’ come ho fatto io, diversi anni fa, quando mi sono affacciata per la prima volta al mondo di wordpress, con www.travirgolette.com. Il sito, non aggiornato da un pezzo, è ancora on line, perché è un pezzo di me che mi dispiace oscurare. Ma presto, alla luce di tutto quello che sto imparando sul web writing, cambierà pelle e assomiglierà di più a una cosa del genere: www.francescaoliva.it ; )

13 Comments

  • Benedetto Motisi ha detto:

    Qualche anno fa la mia tesi di laurea parlava proprio della complementarietà fra giornalismo e (Web)blog.

    All’epoca ero possibilista anche su una possibile sovrapposizione delle due attività ma credo che la tua esperienza sia poco comune.

    Ho iniziato anch’io con il giornalismo “tradizionale” ma dopo pochissimo ho lasciato stare: non per altro, sarà mercenario come ragionamento ma io lavoro per un minimo di retribuzione e all’epoca e tutt’ora (anzi al 100% adesso) dipende dal lato Web.

    Vero è che il giornalista tradizionale non si deve preoccupare di vendere, il problema è: fino a quando? Cioè, in quanti se lo potranno permettere?

    • Checcao ha detto:

      Bel quesito Benedetto!Io non sono una giornalista, ma credo che sia passato il periodo delle vacche grasse, soprattutto per determinate categorie, giornalismo compreso.
      Grazie di essere passato da qui 😉

    • Lo so, è un “mondo difficile”, come ha detto qualcuno : ) Purtroppo molti giornalisti sono sottoposti a pressioni esterne di vario tipo. Quello che viene insegnato nei libri e durante l’esame rimane troppe volte solo teoria.

  • Sabrina Miso ha detto:

    Bel post, mi interessa molto la definizione delle 2 figure perché secondo me ormai si stanno sovrapponendo.
    Se fai il web journalist (cosa molto comune visto che i giornali si stanno trasferendo tutti online) devi occuparti di scrittura ma anche del nuovo supporto web.
    All’estero i giornalisti sono tutti quelli che scrivono per testate online/e non, quindi anche i web content editor sono considerati nella categoria giornalismo, senza albi come da noi.
    Ovviamente, anche un blogger che scrive su un blog personale, e soprattutto chi scrive su blog all’interno di news website, deve tenere conto di tutti i doveri di un giornalista, che a me sembrano proprio la base per scrivere qualsiasi tipo di articolo.

    p.s.: avete qualche bel libro sul giornalismo da consigliare? magari che affronti proprio questi temi, e meglio se in inglese 🙂

  • Gloria Vanni ha detto:

    Articolo/post molto, molto interessante!
    Sono una giornalista e lo sarò sempre.
    Sono una blogger dal 2013. Non avrei mai aperto un blog se la sostenibilità non me lo avesse chiesto, andando a toccare il mio amore/passione per la comunicazione.
    Ho lavorato per anni in redazioni, ho perso il lavoro nel 2008 come altri.
    Non ho mai goduto di quei provilegi della categoria di cui tanti ancora godono: non ho mai saputo cosa è un “buono pasto”, per esempio.
    Ho sempre difeso la mia libertà di scrivere ciò che sentivo e vivevo.
    Non sono mai stata un mercenario ma un “inviato” sì. Un inviato non di guerra ma alla ricerca di bontà e prelibatezze, in Italia e nel mondo.
    Essere giornalisti è una missione, come altre. Oggi quasi estinta, difficile da fare, non ci sono più giornali o quasi, eppure si continuano a fare corsi. Ho letto un libro, lo consiglio, di Enrico Pedemonte: Morte e ressurrezione dei giornali (Garzanti Editore). Grazie!

  • Grazie Gloria, anche per il consiglio di lettura. Quindi ti occupavi di giornalismo enogastronomico? Bello, anch’io spesso sono andata alla ricerca di prelibatezze culinarie e turistiche. Bei ricordi! ; )

  • […] Conciliare il web writing con il giornalismo tradizionale è possibile? Sì, purché si rispecchino le caratteristiche di ciascuna attività e non si mescolino le carte in tavola.  […]

  • Argomento spinoso questo. Che lo dico a fare? Anche io sono giornalista. Ho scritto per il Corriere Nazionale, per Repubblica Napoli e altre testate. Il mio sogno era entrare in una redazione e restarci, crescerci all’interno. Oggi mi occupo di ufficio stampa e comunicazione per un’Associazione di categoria, ma non è la mia vera propria vocazione che è più scrivere senza condizionamenti se non quelli di essere chiara, onesta. Non che mi dispiaccia, sia chiaro. Ma il giornalismo è un’altra cosa, una cosa che esiste per pochissimi, e che sta diventando rarissima. La commistione tra comunicazione on line (social in primis) crea degli ibridi, a volte pericolosi. Le redazioni storiche non sanno come affrontare la cavalcata dei blog e si lasciano coinvolgere in corse verso i click, anche vendendo fumo. In questa palude o scrivi gratis per la gloria o cerchi di crearti un canale nella comunicazione e nel web writing. In tutto ciò, chi ha fatto il giornalista sul serio ha una marcia in più. D’altronde la scrittura più la conosci e meglio è.

    • Checcao ha detto:

      Grazie per il tuo commento Marina! Penso anche io che il giornalista serio abbia una marcia in più che traspare certamente dal metodo di scrittura e dalla fluidità dell’informazione. Fortunatamente molti web writer hanno capito la differenza e si sono impegnati nello studio per diventare il più possibile bravi e competenti.
      Proprio per loro ho creato PalestraWriter.com, il luogo di condivisione per chi vuol fare della scrittura per il web non solo una fonte di guadagno, ma una vera professione, con la sua deontologia.
      Grazie per essere passata da qui 😉
      Buona giornata,
      Francesca

  • comunicati stampa ha detto:

    Si, secondo me sono incompatibili Francesca!

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